martedì 13 marzo 2018

Taroudannt, l'antica capitale berbera del Sous


Taroudannt è una città berbera della fertile valle del Sous chiamata anche la "piccola Marrakech", si dice che la Medina ricordi molto quella della città rossa. 

Una delle tappe del nostro viaggio on the road in Marocco, Taroudannt ha rappresentato la città di cambio, ci siamo lasciati alle spalle la civiltà perlopiù islamica di Essaouira per tuffarci nella prima vera località berbera del tour. 

Questo viaggio mi ha permesso di conoscere una civiltà diversa, la più antica del Nord Africa, chiamata dal mondo islamico Maghreb ossia "Occidente". I berberi sono gli abitanti originari, persone che post islamizzazione si ritrovano ad essere quasi stranieri nella propria terra natia

Amano chiamarsi Imazighen ovvero "uomini liberi", liberi di poter scegliere e liberi di poter professare quello in cui credono. Sono così diversi dal mondo islamico che hanno addirittura una propria lingua, Tamazight, totalmente diversa dall'arabo e non riconosciuta da nessuna costituzione dei paesi nord africani.


Il nostro approdo a Taroudannt è stato serale per cui abbiamo preferito dirigerci subito verso il Riad Jnane Ines, un oasi verde in un villaggio appena fuori città. Essendoci inoltrati già nella zona pre sahariana l'obiettivo della serata è stato rimanere svegli fino a tarda notte per poter ammirare il primo cielo stellato

Dopo le stelle, un riposino e una buona colazione ci siamo direzionati verso il centro città per visitare i tre mercati: arabo, marocchino e berbero. Onestamente non ho percepito differenze tra i mercati se non per una piccola fornaia berbera in procinto di sfornare focacce tipiche cotte con i sassi. 
La forma tonda, i crateri dati dalle pietre e il gusto particolarmente buono e fragrante hanno conferito a questo prodotto il mio miglior ricordo di questa meta multi etnica. 


Se siete di passaggio vi consiglio di non dedicarci più di un giorno, è una meta carina ma percorribile in alcune ore. Vi consiglio assolutamente di cercare la fornaia... per i più dubbiosi e attenti all'igiene  suggerisco di chiudere gli occhi e non pensarci, noi siamo ancora vivi! 

Usciti dalle sue alte mura ci siamo diretti verso la prossima tappa, Tafraoute. Durante il percorso ci siamo imbattuti in tanti paesaggi e non abbiamo resistito nel fermarci a salutare questi animaletti rumorosi. Capre e caproni felici saltellavano da un ramo all'altro. 


Per quanto nei paesi poveri il concetto dell'animale sia molto lontano dal rispetto e dall'amore, cosa che a volte mi sembra difficile ritrovarlo anche nei paesi moderni, ho trovato in questo pascolo qualcosa di unico e primordiale. Capre berbere libere di vivere nel proprio habitat, un concetto di libertà che, come per noi uomini, è essenziale per la felicità.

↟ THE END ↟

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